L'arte in Romagna

le vestigia di una lunghissima storia

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente la Romagna fu difesa lungamente da Bisanzio, che la riconquistò ai Goti nel sesto secolo e la tenne fino alla conquista longobarda dell’ottavo secolo. La Romandiola (“piccola Roma”, da cui il nome Romagna) fu quindi parte dell’Impero ancora a lungo, con la presenza dell’Esarca di Bisanzio proprio a Ravenna.

A questo periodo in particolare corrispondono i più grandi monumenti ravennati conosciuti in tutto il mondo, che oggi fanno parte del patrimonio UNESCO: fra cui i Battisteri degli Ortodossi e degli Ariani, il complesso della Basilica di San Vitale con il Mausoleo di Galla Placidia, le Basiliche di Sant’Apollinare Nuovo e Sant’Apollinare in Classe.

Ravenna ha attraversato i secoli con le vestigia di questo grande passato, ma riporta anche i segni di altre epoche storiche: la medievale, la rinascimentale e la moderna. Fra gli altri luoghi degni di menzione, conserva ancor oggi la tomba di Dante Alighieri, che a Ravenna morì esule nel 1321.

l'arte in romagnaLungo la via Emilia una serie di piccole e medie città, tutte di origine romana, condividono la stessa storia: uscite dal travaglio altomedievale come liberi Comuni e poi come Signorie, in lotta tra loro, hanno vissuto i fasti del Rinascimento e portano le tracce di questo periodo di splendore. Rocche, centri storici, piazze e chiese importanti risalgono a quest’epoca, che vide operare anche grandi artisti come Marco Palmezzano e Melozzo da Forlì. Al Seicento e al Settecento, con la Romagna tornata sotto il dominio della Chiesa, risalgono le esperienze artistiche del Manierismo e soprattutto del Barocco, diffusi nell’arte e nell’architettura sacra quale riflesso della Roma dei Papi e della Controriforma.

arte in romagnaSolo il tumultuoso periodo napoleonico interruppe il dominio dello Stato della Chiesa e portò, assieme ai rivolgimenti politici e sociali, lo stile Neoclassico, che attecchì stupendamente in questa terra: in particolare a Faenza, che conserva tuttora, all’interno dello splendido Palazzo Milzetti, il “Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna”. Dopo la Restaurazione, la Romagna corse a grandi passi verso l’Unità d’Italia, che salutò con grande entusiasmo. Nell’Italia unita finalmente la Romagna dialogò con le correnti artistiche nazionali ed europee e sviluppò una capacità di produzione e di interpretazione artistica fino ad allora sconosciuta. Durante il Novecento, specialmente nel territorio forlivese, l’architettura del ventennio, definita “Razionalista”, connotò di sé molte città romagnole e soprattutto, come si può immaginare, Forlì e Predappio. L’esempio più notevole dal punto di vista artistico è però forse il monumento a Francesco Baracca, a Lugo, opera dello scultore faentino Domenico Rambelli.