Rossi

Romagna DOC

Il Consorzio dei Vini di Romagna ha dato vita ad un nuovo disciplinare, “Romagna”, ufficializzato nell’ottobre del 2011, che accorpa tutte le precedenti denominazioni, con l’obiettivo di salvaguardare e promuovere con maggiore efficacia i territori e i vini romagnoli, a livello nazionale ed internazionale.

La nuova Doc Romagna riunisce tutti i precedenti 5 disciplinari (Sangiovese, Trebbiano, Cagnina, Pagadebit  Romagna Albana Spumante)  in un’unica denominazione e modifica la Docg con il nuovo nome Romagna Albana, con l’obiettivo di tutelare e promuovere con maggiore efficacia, sul mercato nazionale e internazionale, le aree vocate alla viticoltura e i vini della regione del “Passator Cortese”. Per il vino romagnolo si tratta di una svolta importante e coraggiosa che, partendo da una tradizione antica, infatti l'Albana di Romagna è stato il primo vino bianco italiano riconosciuto a Docg, vuole conferire un nuovo slancio al settore con un progetto organico ed innovativo. Il nuovo disciplinare prevede inoltre per il Sangiovese la possibilità di etichettare con una delle seguenti 12 menzioni geografiche (sottozone). La menzione aggiuntiva della sottozona aiuta a qualificare ulteriormente i prodotti, creando interesse verso la conoscenza delle particolarità dei luoghi, che conferiscono caratteristiche peculiari a ciascun vino. Il nuovo disciplinare ha anche apportato delle piccole modifiche che si erano rese necessarie al fine di recepire i miglioramenti produttivi e per avvicinarsi sempre più alle richieste dei consumatori.

 

ROMAGNA SANGIOVESE DOC:
Vitigno principe, così antico che se ne ignora l’origine del nome e si formulano alcune ipotesi.

C’è chi dice che provenga da Sanctus Zeus, il Dio Giove degli antichi Romani, o, come asserisce il glottologo tedesco Friedrich Schürr, grande amico della Romagna e famoso studioso del dialetto romagnolo, da Monte Giove o Collis Jovis, una collina nei presso di Santarcangelo di Romagna. E proprio su questa collina esisteva un convento di frati con attorno coltivazioni di vite. Dice la leggenda che un giorno ospite del convento fosse una persona illustre. Al banchetto venne servito il miglior vino dei monaci. “Come si chiama questo splendido nettare?” chiese l’invitato di riguardo. Uno dei frati, che non lo sapeva, perché nessuno aveva mai messo un’etichetta sulla bottiglia, ebbe un lampo di genio: “Si chiama Sanguis Jovis” rispose. Piacque a tutti quel nome, tanto che rimase nel tempo e divenne poi Sangiovese.

Viene prodotto nelle seguenti versioni:  
Romagna Sangiovese, anche con le specificazioni novello e riserva.
Romagna Sangiovese Superiore, anche con la specificazione riserva.
Romagna Sangiovese con le seguenti
menzioni geografiche (sottozone): Bertinoro (solo con la menzione riserva), Brisighella, Castrocaro - Terra del Sole, Cesena, Longiano, Meldola, Modigliana, Marzeno, Oriolo, Predappio, San Vicinio, Serra (tutte anche con la menzione riserva). 

Caratteristiche: colore rosso rubino, talora con orli violacei (tendente al granato nel Superiore, nei riserva e nei Sangiovesi delle sottozone); odore vinoso, arricchito da un profumo delicato che ricorda la viola; sapore armonico, talvolta leggermente tannico, con retrogusto gradevolmente amarognolo. Nei Sangiovesi delle sottozone l’odore è vinoso, intenso e caratteristico, il sapore è secco, pieno e armonico.

Vitigno: 85% di Sangiovese  (95% per le sottozone); possono concorrere, fino ad un massimo del 15% (5% per le sottozone), altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Emilia Romagna.

 

ROMAGNA CAGNINA DOC

Le origini del vitigno Cagnina sono quasi sicuramente friulane infatti viene ricordato come il Comune di Udine facesse frequente omaggio di questo vino agli illustri personaggi al loro ingresso in città. La diffusione in Romagna risale forse all'epoca bizantina quando, per la costruzione dei più importanti monumenti di Ravenna, si importavano grandi quantità di pietra calcarea dalla Dalmazia e dall'Istria. Caratteristiche: colore rosso violaceo, di sapore dolce, un pò tannico e leggermente acidulo, di pronte beva (l’immissione al consumo è ammessa dal 10 Ottobre dell’anno di raccolta delle uve)

Vitigno: 85% di Terrano; il restante 15% può essere di uve di vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Emilia Romagna.

 

DOC COLLI DI FAENZA con le seguenti tipologie:

COLLI DI FAENZA ROSSO Vitigno Cabernet Sauvignon: dal 40% al 60%; per il complessivo rimanente concorrono i seguenti vitigni, presenti nell'ambito aziendale, da soli o congiuntamente: Ancellotta, Ciliegiolo, Merlot e Sangiovese dal 60% al 40%.

COLLI DI FAENZA SANGIOVESE Vitigno Sangiovese 100%.


Il Bursôn, vino da Uva Longanesi

Il vitigno, denominato Uva Longanesi, è una vecchia varietà coltivata su piccole superfici fin dai primi anni ’70 nell’area di Bagnacavallo, dove si era diffusa a partire dall’unica pianta capostipite individuata nel “roccolo” di un fondo di via Boncellino rilevato dalla famiglia Longanesi negli anni ’20. Gli studi condotti da diversi esperti hanno permesso di decretare l’unicità di questo vitigno nel panorama varietale nazionale e di ipotizzare una sua origine, forse da seme, nelle pinete che in tempi remoti non erano così lontane dalle attuali zone di coltivazione. Il vino base si presenta di un bel colore rosso-violaceo intenso, con sentori fiorali (viola), fruttati (bacche rosse con prevalenza di more, prugna), di liquirizia, erbaceo fresco e caramellizzato, che dopo l’affinamento in botti di rovere si arricchiscono di aromi terziari (vaniglia, spezie). Al gusto si riscontrano pienezza, sapidità e una giusta ruvidezza, che con l’affinamento in bottiglia tende ad attenuarsi. Il vino, dal 1999 valorizzato dal Consorzio "il Bagnacavallo", è oggi prodotto nelle varianti Etichietta Blu ed Etichietta Nera e regolamentato con un preciso disciplinare.
 

Il Centesimino

Il “Centesimino” è un vitigno autoctono delle colline di Faenza in provincia di Ravenna, a bacca rossa semi aromatico, iscritto al Registro Nazionale delle varietà di viti con decreto del 7 Maggio 2004. Nella località di Oriolo dei Fichi, zona storica di maggior coltivazione, già a partire dagli anni 30 era riconosciuto con il nome di Savignôn Rosso. Ci sono fonti scritte che attestano la presenza di questo vitigno fin dagli anni ‘60: raccontano che i numerosi impianti messi a dimora in quel periodo nella zona di Oriolo dei Fichi derivavano da piantate precedenti, a loro volta realizzate con il materiale reperito da un vigneto presente nel “Podere Terbato” di proprietà del signor Pietro Pianori, detto Centesimino (da cui il nome del vitigno, in onore del primo viticoltore che ne iniziò l’allevamento). Una caratteristica del vino ottenuto dalle uve di Centesimino è la conservazione di un buon livello di acidità del mosto anche nella stagione avanzata; si ottiene un prodotto ben strutturato e in grado di sostenere anche un certo invecchiamento. Visivamente si presenta con un bel colore rosso rubino cupo, intenso con riflessi violacei se giovane, mentre presenta brillanti sfumature granate se evoluto di 6-8 anni. All’olfatto sono stati individuati numerosi descrittori, fra i quali il fioreale (linalolo, fiori d’arancio, rosa, viola), speziato (anice, liquirizia), fruttato (bacche rosse, mora, lampone, cassis, fragola, ciliegia), caramellizzato e vaniglia. Al gusto, il Centesimino è secco, dotato di una sottile freschezza dalla giusta tannicità, netta e palese, ma mai aggressiva. Evidenzia una buona struttura e un buon equilibrio, tanto che l’acidità e l’astringenza non sono percepite come caratteri aggressivi; la morbidezza è ottimale se maturo. Possiede note complesse ed evolute di confettura di frutti di bosco e prugna cotta; è un vino sottilmente speziato e dal delicato retrogusto amarognolo tale da lasciare il palato pulito. Possiede infine una elevata persistenza gusto-olfattiva.

 

L’Uva del Tundè

Il nome ‘Uva del Tundè’ deriva da Tondini, primo che sembra avesse creato questo particolare vitigno. Grazie al progetto regionale del 1998 denominato‘Vitigni minori’ finalizzato alla caratterizzazione dei vitigni locali, ha portato all’iscrizione dell’Uva del Tundè nel registro nazionale della varietà di vite e al suo inserimento nell’elenco delle varietà autorizzate per la nostra regione. Vitigno autoctono della città di Ravenna di colore intenso e dal profilo olfattivo pronunciato con note prevalenti di bacche rosse, tabacco e vaniglia. Gusto: amarognolo, leggermente astringente, con buona corposità e persistenza dei profumi, equilibrato al retrogusto.

 

  • uva nera