Via delle Pievi

Un percorso che collega tra loro pievi romaniche e cittadine ricche di fascino

 

La pianura ravennate, dalla Via Emilia fino a Ravenna e al mare, è terra di Pievi Romaniche. 
Terre appartenenti a Bisanzio fino alla conquista dei Longobardi nell'anno 751, documentano ancora il radicamento del cristianesimo originario con la loro architettura e la loro storia. In quell'epoca la pianura scendeva verso il mare dalla via Emilia, prima visibilmente centuriata poi degradava verso le estese valli e le zone paludose che cingevano Ravenna.  Il territorio reca ancora ben visibili le tracce della civiltà delle valli e delle erbe palustri. 

Le Pievi Romaniche punteggiano ancora la pianura e propongono un itinerario di visita storico artistico che si coniuga ad un'esperienza del territorio più vasta, che abbraccia le cittadine, il paesaggio rurale, i prodotti della campagna, la sua gastronomia, romagnola e schietta come la gente.

 

Pieve di Campanile - S. Maria in Centum Lisinia o di Fabriago  (Lugo)

Pieve di San Agata sul Santerno (S. Agata)

Oratorio di Passogatto (Lugo)

Chiesa di Belricetto - Sacro Cuore di Gesù (Lugo)

Chiesa dell’Arginino- Voltana (Lugo)

Santuario della Madonna del Soccorso (Bagnara di Romagna)

Santuario della Madonna della Salute (Solarolo)

Pieve di Barbiano - S. Stefano in Barbiano (Cotignola)


Chiesa Arcipretale di San Martino (Conselice)

La chiesa, che si affaccia sulla grande piazza cittadina, fu edificata in stile neoclassico nel 1820, sulle rovine di una chiesa romanica dell' XI secolo.

Il progetto iniziale dell'architetto Giuseppe Magistretti venne sottoposto ad interventi di consolidamento sulle volte sotterranee e nei contrafforti laterali, a causa della instabilità del terreno. Fu consacrata definitivamente al culto il 13 giugno del 1869, mentre molto più tardi, nel 1928, venne restaurata e decorata  da Augusto Pagliarini di Ferrara.

La Chiesa Arcipretale di San Martino si presenta con una struttura sobria, composta da un'unica navata con volta a botte e quattro cappelle laterali.


Pieve di Bagnacavallo - S. Pietro in Silvis

La Basilica di San Pietro in Sylvis, del VII secolo, è una delle pievi romaniche meglio conservate del territorio ravennate e un classico esempio di architettura esarcale.

La chiesa fu edificata probabilmente vicino ad un antico tempio romano dedicato a Giove. Il luogo in cui sorge potrebbe corrispondere al più orientale dei porti, lungo la riva sud delle paludi, usato dai pellegrini, intorno all'anno mille, per raggiungere Roma percorrendo la via dei Romei.
La chiesa ha pianta rettangolare suddivisa in tre navate da semplici pilastri a "T" che sorreggono le arcate a tutto sesto.

L'abside, che conserva affreschi databili al 1320 circa attribuiti al maestro Pietro da Rimini, è orientata a est, semicircolare all'interno e poligonale all'esterno. Altri affreschi, del XV secolo, sono attribuibili ad artisti di scuola ferrarese.

Nel presbiterio è collocato un altare a cippo in marmo greco della fine del VI secolo; mentre nella cripta, del XI secolo, un altare a mensa del VI-VII secolo in marmo greco su colonnine.
Il lapidario conserva mattoni manubriati romani, due plutei frammentari in arenaria e gli archi marmorei di un ciborio risalente all' VIII secolo.


Pieve di Godo  - S. Stefano in Tegurio (Russi)

La Pieve, risalente all'VIII secolo, è situata nella campagna di Godo. Malgrado le radicali manomissioni a partire dal XVIII secolo e le gravi distruzioni e lesioni del secondo conflitto mondiale, è rimasta molto simile all'originario.

Il primo documento sulla sua esistenza risale al 963. La denominazione "S. Stefano in Tegurio" deriva dal nome dell'antico fiume Tegurio che scorreva nelle vicinanze della pieve.
La navata centrale presenta pilastri rostrati e colonne di pietra con antichi capitelli. La fiancata principale, ornata da lesene che racchiudono sei finestrelle, risulta essere originale. Dell'antico patrimonio scultoreo, va segnalato un frammento marmoreo di capitello bizantino reimpiegato come basamento di una croce posta nel presbiterio


Pieve di San Pancrazio - S. Pancrazio (Russi)

Antica Pieve risalente alla fine dell' VIII secolo. Secondo la tradizione venne fatta edificare da Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio, nell'anno 437 d.C. L'attuale assetto della pieve è frutto dei radicali interventi di restauro condotti tra il 1945 e il 1946.

L'interno è a tre navate con sette archi per parte, retti da pilastri rostrati. L'abside elevata presenta cinque finestre. Il campanile è stato ricostruito nel 1950 sullo stile "protoromanico".


Pieve di San Pietro in Trento - S. Pietro in Trentula (Ravenna)

Il toponimo “in Trento, in Trentula” o il più arcaico “in Trigintula” indica l’ubicazione della pieve al trentesimo miglio della centuriazione romana con cui si procedette alla divisione fondiaria delle terre. La prima memoria del monumento è in documento dell’anno 977.

Caratteristica inconsueta della costruzione è la curiosa pianta asimmetrica a quadrangolo scaleno, con l’angolo tra la facciata e il muro di sinistra retto e tutti gli altri irregolari: non ci sono infatti muri paralleli. L’aspetto odierno è il frutto del restauro post bellico che ha riportato l’edificio ad un aspetto ritenuto originario.

Nella zona dell’abside si innalza un presbiterio, dovuto all’aggiunta di una cripta detta “ad oratorio” con volte a crociera di archi sorretti da pilastrini marmorei di recupero.


Pieve di Lontana - S. Apollinare in Lungana o in Ronco (Ravenna)

La leggenda la vuole così intitolata da nome del primo vescovo di Ravenna il quale, secondo la tradizione, in questo luogo avrebbe vissuto gli ultimi anni della sua vita. La chiesetta è di impianto medioevale, probabilmente da attribuire ai primi anni dell’XI secolo ma ha subito diversi rimaneggiamenti a partire dal XVI secolo.


Pieve di Campiano - S. Cassiano in Decimo (Ravenna)

Sorge lungo la via Petrosa, che assieme alle vie Erbosa e Pasna, nel medioevo metteva in comunicazione il Dismano con la via Emilia, nel centro abitato di Campiano; il toponimo “in decimo” stava ad indicare la distanza in miglia dall’inizio della strada.

La chiesetta si discosta nella sua strutturazione dal modello ricorrente nell’agro ravennate e presenta, inglobato nell’angolo sinistro della fabbrica, un campanile quadrangolare alleggerito da sei ordini di polifore, che viene tradizionalmente denominato “la Bartolla”, perchè su una delle sue pareti è murata una statuetta frammentaria creduta femminile, ma che in realtà raffigura una divinità pagana maschile, probabilmente il dio Apollo. Relativamente al campanile, si deve registrare l’interessante impiego di una forma ornamentale tipica degli edifici di culto dell’area toscana, ma assai rara in territorio padano: l’inserzione nei muri di ceramiche policrome definite “bacini”, in questo caso di fabbricazione bizantina (sec.XII).

Non è nota la cronologia dell’edificio: la più antica testimonianza della pieve risale all’anno 896 ma l’aspetto odierno della struttura presenta forti rimaneggiamenti, in particolare risalenti al XII secolo.


Pieve di San Zaccaria - S. Bartolomeo ad Decimum (Ravenna)

Pieve di Pisignano - S. Stefano in Pisignano (Cervia)

Chiesa della Madonna del Pino (Cervia)