Via delle Pievi

Un percorso che collega tra loro pievi romaniche e cittadine ricche di fascino

 

La pianura ravennate, dalla Via Emilia fino a Ravenna e al mare, è terra di Pievi Romaniche. 
Terre appartenenti a Bisanzio fino alla conquista dei Longobardi nell'anno 751, documentano ancora il radicamento del cristianesimo originario con la loro architettura e la loro storia. In quell'epoca la pianura scendeva verso il mare dalla via Emilia, prima visibilmente centuriata poi degradava verso le estese valli e le zone paludose che cingevano Ravenna.  Il territorio reca ancora ben visibili le tracce della civiltà delle valli e delle erbe palustri. 

Le Pievi Romaniche punteggiano ancora la pianura e propongono un itinerario di visita storico artistico che si coniuga ad un'esperienza del territorio più vasta, che abbraccia le cittadine, il paesaggio rurale, i prodotti della campagna, la sua gastronomia, romagnola e schietta come la gente.

 

Pieve di Campanile - S. Maria in Centum Lisinia o di Fabriago  

Via Santa Maria in Fabriago - Santa Maria in Fabriago di Lugo 

Tra le più antiche della diocesi, l’antico complesso ecclesiale, che oggi chiamiamo di Campanile, fin dall’alto medioevo fu sede di una importante Pieve che ebbe in origine la denominazione di S. Maria in Centumlicinio e nel pieno e tardo medioevo quella di S. Maria in Fabriago.

Durante la sua storia la Pieve ha subito notevoli devastazioni in gran parte provocate da cambiamenti di corso e da esondazioni del Fiume Santerno ed anche diversi rifacimenti. 
Fu il centro di un Plebato territorialmente molto esteso (circa 5200 ettari), florido e ben popolato; nel XII sec. abbiamo attestazioni del suo capoluogo: Castrum Fabriaci. 
Nel XIII sec. il suo territorio era occupato per la maggior parte da selva e palude e solo la lunga opera di bonifica, iniziata dagli Estensi nel XV sec. e protrattasi fino al XIX sec., ridiede al territorio dell’antico Plebato quell’assetto di floridità agricola ed economica che aveva conosciuto in origine.

Attualmente il complesso monumentale è costituito da una torre cilindrica di architettura tipicamente ravennate che risale all’XI sec. e ornata da monofore, bifore, trifore romaniche in successione dal basso verso l'alto, e da una chiesa a navata unica con abside poligonale ricostruita agli inizi del XVI sec. sull’antica chiesa plebale a tre navate rasa al suolo nel XIII sec. dalle alluvioni del Fiume Santerno. 
Giorni di apertura: aperta durante le funzioni: sabato, ore 20.00; domenica, ore 10.00 (per ulteriori informazioni vedi sito di riferimento o contattare il parroco)

 

Oratorio di Passogatto

Via Passogatto, 16 - Passogatto di Lugo 

Fu edificato agli inizi del XVIII secolo e dedicato ad una piccola Madonna di Loreto la cui immagine fu ritrovata quando nel 1957 si decise di chiudere l'oratorio per procedere al restauro. 

E' un piccolo capolavoro di architettura barocca, a croce greca, con quattro cappelle ornate da grandi conchiglie. Ben poco resta delle suppellettili sacre: tra queste la più importante è l'artistica ancona (fine '600), capolavoro dell'artigianato locale, con nicchia entro la quale è l'immagine della Beata Vergine.

Giorni di apertura: durante la messa e aperture per gruppi, tel. 0545 71477 

 

Chiesa di Belricetto - Sacro Cuore di Gesù

Via Fiumazzo, 354 - Belricetto di Lugo 

Sorse nel lontano 1686 come oratorio privato dei Marchesi Fiaschi di Ferrara. Fu ultimata nel 1689 e dedicata alla Beata Vergine della Concezione. Verso la metà dell'Ottocento fu ampliata con l'aggiunta delle due navate laterali e dell'abside. A quell'epoca risale anche la torre campanaria con la caratteristica cupola a bulbo. All'interno era custodita una bella immagine della Madonna con bambino, copia ottocentesca su tavola, di una tela di Benvenuto Tisi detto il "Garofalo" che è stata trafugata nel 1986.

Giorni di apertura: aperta su appuntamento

 

Chiesa dell’Arginino

Via Comunetta, 8 - Voltana di  Lugo 

La chiesa fu costruita nell'arco di sei anni su un terreno di proprietà dei conti Emaldi e il 2 novembre 1727 fu consacrata alla Beata Vergine della Consolazione, come appare su una tabella lignea commemorativa conservata nella chiesa. Il toponimo "Arginino” deriva o dal nome di un piccolo canale chiamato “Arginello” che attraversava un tempo queste zone vallive e paludose o, secondo altre interpretazioni, da un argine di modeste dimensioni che difendeva, come una piccola diga, il terreno emerso dalle acque. Sparsi in questo territorio si trovavano numerosi capanni in erba palustre, che costituivano luoghi dove ripararsi da intemperie o riposarsi durante le pause dal lavoro; per i più poveri vere e proprie abitazioni. In uno di questi capanni era custodita l’immagine di una Madonna, oggetto di pratiche devozionali, ritenuta miracolosa e conosciuta con il nome di Vergine della Valle dell’Arginino. Come si legge nell'epigrafe scritta in latino su una tabella lignea posta all’ingresso, la chiesa fu costruita secondo il desiderio della misera popolazione che altra protezione non trovava se non in un’immagine devozionale. Il Capitano Marco Emaldi mise a disposizione il terreno e contribuì alla spesa in modo determinante, insieme alle offerte dei devoti, provvedendo anche agli arredi sacri. Portata a termine nell’arco di sei anni, fu consacrata dal Vicario Foraneo il 2 novembre 1727 e dedicata alla Madonna della Consolazione, ma per i Voltanesi è rimasta “La Madóna dl’Arznéin” (a cura di Gloria Pagani). Il Santuario conserva al suo interno tre pale d'altare di scuola ferrarese e quattro dipinti che adornano l'abside e rappresentano i quattro santi protettori della salute (secolo XVIII).

Giorni di apertura: aperta solo il 13, 14 e 15 agosto oppure eventi particolari

 

Oratorio della Croce Coperta

Via Provinciale Cotignola - Lugo

Sorta nel XV secolo, si trova fuori porta del Ghetto, sulla strada che conduce a Cotignola. Fu della Comunità, poi dei Carmelitani, dei Cappuccini, indi cappella gentilizia dei Conti Bolis. E’ un oratorio ad unica navata, che custodisce preziosi affreschi, recentemente restaurati, di scuola ferrarese del Quattrocento.

L’attuale costruzione, in stile neogotico, che risale al 1890, sorge su una precedente, antichissima chiesa dedicata all’Annunziata, della quale restano riconoscibili tracce e notevoli ornamenti.

Giorni di apertura: visitabile solo su prenotazione (tel. 340 3438244)

 

Pieve di San Agata 

Piazza Mosignor E Rambelli,2 - Sant'Agata Sul Santerno 

Costruita su disegno dell’architetto Pritelli, e inaugurata nel 1881, ha una pianta a croce latina, in stile neoclassico.  A croce latina, la chiesa conserva al suo interno alcune dipinti di artisti locali, tra cui opere di D. Tasselli di Lugo (secolo XII) e di Orfeo Orfei di Massalombarda (secolo XIX). Nella sacrestia, costruita con il materiale della vecchia chiesa demolita, si trova un cornicione in cotto del 1494, in stile rinascimentale, unico resto della facciata della vecchia chiesa forse progettata dal Bramantino.

 

Santuario della Madonna del Soccorso

Via Madonna, 75 - Bagnara di Romagna

Fu costruito, su disegno di Cosimo Morelli, negli anni 1766/1770 e custodisce l'immagine in ceramica della Madonna del Soccorso, precedentemente appesa ad una quercia, nei pressi di una pozza da cui sgorgava acqua miracolosa. Si presenta come un perfetto quadrilatero sagomato, all'interno, da quattro pilastri a specchio portanti la cupola snella a curvatura regolare. Nella parte alta dei pilastri quattro nicchie incorniciate da stucchi portano statue di Santi in legno. La decorazione è di ispirazione greca. L'altare e l'ancona sono in scagliola cotta a marmo, opera dei fratelli Dalla Quercia di Imola. Importanti lavori vi sono stati eseguiti nell'anno 1999, sia per improrogabili esigenze di restauro e di manutenzione, sia per adeguare il fabbricato del Santuario alle nuove normative. Sul lato meridionale sono stati realizzati un'area verde, un giardino di ispirazione classica ed un getto d'acqua a ricordo della settecentesca pozza perenne.

Giorni di apertura: tutto l'anno, su appuntamento


Santuario della Madonna della Salute

Via Madonna della Salute, 69 - Solarolo

Il Santuario della Madonna della Salute di Solarolo sorge in vicinanza del paese in aperta campagna. Costruito tra il 1731 e il 1735, è una struttura ottagonale arricchita con quattro cappelle. L’esterno presenta la suddivisione in due ordini, come da tradizione cinquecentesca, con lesene aggettanti e cornici dal profilo netto e preciso. Unica concessione al gusto settecentesco il timpano arcuato al ripiano superiore, che si differenzia da quello triangolare dell’ordine inferiore.

Vi era anche il campanile con la cuspide a forma di cipolla ma è scomparso in seguito alle vicende belliche. L’interno si caratterizza per le colonne poste agli angoli dell’ottagono che sorreggono un pesante massiccio architrave e cornicione, che, a sua volta, cinge tutto l’ambiente, comprese le cappelle. Al di sopra del cornicione, la parete è decorata con riquadri e cornici più piatte e meno appariscenti. Al di sopra della cupoletta sono inserite quattro finestre entro unghiature. La cupoletta, a sua volta, e scompartita da leggerissimi costoloni che la suddividono in settori disuguali. A livello superiore l’ottagono si rivela irregolare.

A livello del pavimento, nelle pareti tra le colonne, si aprono porte sovrastate da coretti e decorate con targhe di stucco d’impronta barocca, rara concessione dell’architetto Carlo Cesare Scaletta al gusto del tempo. L’altare o residenza della sacra immagine della Madonna della Salute e opera degli scultori Giovanni e Domenico Fuschini. L’alzata è formata da quattro colonne che reggono un timpano spezzato con grande targa centrale. La realizzazione in pietra d’Istria e marmi pregiati di vari colori fu terminata solo nel 1746.

La sacra immagine della Madonna della Salute non è di quelle che si ammirano per la qualità dell’arte e la fama dell’artista; eppure la sua relativamente breve esistenza ha contribuito a confortare e sollevare dalle tribolazioni. L’immagine, raffigurante una Madonna con Bambino, è in terracotta realizzata in rilievo da stampo, decorato su ingobbio, tecnica ceramistica povera tipica delle immagini devote destinate a larga diffusione. La targa misura 23x43 e il decoro a colori vivaci è lo stesso che si trova nel vasellame comune del XVII secolo. Un incauto collage eseguito rudimentalmente dopo i danni subiti dalla sacra immagine durante l’ultimo conflitto bellico, ha determinato la recente decisione di un restauro scientifico eseguito nell’istituto "G. Ballardini" di Faenza. 

Il Santuario possiede al suo interno un museo, aperto tutti i giorni con ingresso gratuito, dove viene conservata una raccolta di circa 200 tavolette votive dal XVIII sec. a oggi. 

Orario feriale: dalle 08.00 alle ore 19.00 - Orario festivo: la S. Messa festiva viene celebrata alle ore 10.00


Pieve di Barbiano

Via Antica Pieve, 9 - Cotignola

L'antica pieve di Barbiano è situata sul retro della chiesa neoclassica di S. Stefano. 

Sorge sui resti di una costruzione più antica risalente al 900 d.C. Di questa prima costruzione non resta più alcuna traccia evidente mentre l'attuale luogo di culto si ritiene che sia sorto prima del 1409, scampando così alla distruzione che toccò al castello di Barbiano, raso al suolo proprio in quell'anno. 

Poiché anticamente soltanto alle Pievi era riconosciuto il privilegio di avere il Battistero, avveniva che la loro giurisdizione spirituale si estendesse su parrocchie, cappelle ed oratori di un vasto territorio. 
Così la Pieve di Barbiano esercitò la funzione di impartire il Battesimo a tutti i neonati appartenenti alle parrocchie sparse nei suoi dintorni fino a Fusignano. Oltre la città di Lugo con le due Parrocchie di S. Giacomo e S. Ilaro, Barbiano ebbe sotto di sé anche Zagonara e Budrio di Cotignola. 
Solo nel 1315 fu concesso alle chiese di Lugo di avere un Battistero, il chè sancì la fine della dipendenza di quella città dalla Pieve di Barbiano.

La Pieve presenta un'armonica struttura romanica caratteristica delle pievi del ravennate.

Oggi si può ammirare l'edificio grazie ad un riuscito restauro del perimetro esterno che mette in risalto la sua struttura che sorge aderente all'abside della chiesa neoclassica di S. Stefano datata 1792, opera dell'architetto Cosimo Morelli.

Giorni di apertura: aperta durante le funzioni


Chiesa Arcipretale di San Martino

Piazza F. Foresti, 27 - Conselice 

La chiesa, che si affaccia sulla grande piazza cittadina, fu edificata in stile neoclassico nel 1820, sulle rovine di una chiesa romanica dell'XI secolo.

Il progetto iniziale dell'architetto Giuseppe Magistretti venne sottoposto ad interventi di consolidamento sulle volte sotterranee e nei contrafforti laterali, a causa della instabilità del terreno. Fu consacrata definitivamente al culto il 13 giugno del 1869, mentre molto più tardi, nel 1928, venne restaurata e decorata  da Augusto Pagliarini di Ferrara.

La Chiesa Arcipretale di San Martino si presenta con una struttura sobria, composta da un'unica navata con volta a botte e quattro cappelle laterali.

Giorni di apertura: aperta tutti i giorni e durante le funzioni (Parrocchia, tel. 0545 89125)

 

Chiesa di San Patrizio

Via G. Mameli 84 - San Patrizio di Conselice

Prima pieve del territorio, le sue origini risalgono al IX secolo, grazie a pellegrini irlandesi che si stabilirono in queste terre dedicandosi al culto di San Patrizio. Dalla semplice edicola votiva fu eretta la pieve che subì, nei secoli, alcuni interventi fino ad assumere le forme attuali alla fine del settecento, con l’allungamento della navata centrale, la costruzione di una nuova facciata ed il campanile con il prezioso meccanismo ottocentesco dell’orologio, sostituito recentemente.

Le volte e l’abside furono decorati da Augusto Paglierini, pittore di Ferrara.

Giorni di apertura: aperta tutti i giorni e durante le funzioni (Parrocchia, tel. 0545 87015)


S. Pietro in Silvis

Via Pieve Masiera - Bagnacavallo

La Basilica di San Pietro in Sylvis, del VII secolo, è una delle pievi romaniche meglio conservate del territorio ravennate e un classico esempio di architettura esarcale.

La chiesa fu edificata probabilmente vicino ad un antico tempio romano dedicato a Giove. Il luogo in cui sorge potrebbe corrispondere al più orientale dei porti, lungo la riva sud delle paludi, usato dai pellegrini, intorno all'anno mille, per raggiungere Roma percorrendo la via dei Romei.
La chiesa ha pianta rettangolare suddivisa in tre navate da semplici pilastri a "T" che sorreggono le arcate a tutto sesto.

L'abside, che conserva affreschi databili al 1320 circa attribuiti al maestro Pietro da Rimini, è orientata a est, semicircolare all'interno e poligonale all'esterno. Altri affreschi, del XV secolo, sono attribuibili ad artisti di scuola ferrarese.

Nel presbiterio è collocato un altare a cippo in marmo greco della fine del VI secolo; mentre nella cripta, del XI secolo, un altare a mensa del VI-VII secolo in marmo greco su colonnine.
Il lapidario conserva mattoni manubriati romani, due plutei frammentari in arenaria e gli archi marmorei di un ciborio risalente all' VIII secolo.

Orari: Fino a marzo 2018 apertura su appuntamento
Giorni di apertura: Per apertura visite gruppi, si prega di contattare direttamente la Parrocchia di San Michele Arcangelo (tel. 0545 64363)


S. Stefano in Tegurio

Via Croce, 38 - Godo di Russi

La Pieve, risalente all'VIII secolo, è situata nella campagna di Godo. Malgrado le radicali manomissioni a partire dal XVIII secolo e le gravi distruzioni e lesioni del secondo conflitto mondiale, è rimasta molto simile all'originario.

Il primo documento sulla sua esistenza risale al 963. La denominazione "S. Stefano in Tegurio" deriva dal nome dell'antico fiume Tegurio che scorreva nelle vicinanze della pieve.
La navata centrale presenta pilastri rostrati e colonne di pietra con antichi capitelli. La fiancata principale, ornata da lesene che racchiudono sei finestrelle, risulta essere originale. Dell'antico patrimonio scultoreo, va segnalato un frammento marmoreo di capitello bizantino reimpiegato come basamento di una croce posta nel presbiterio

Giorni di apertura: tutti i giorni, 8.30 - 19.00tutti i giorni, 8.30 - 19.00. Per visite guidate contattare l'associazione Rabisch (Tel: +39 338 6357868 - associazione.rabisch@gmail.com) Si offrono visite per gruppi di studenti, adulti e disabili. Guide disponibili in lingue straniere.


Pieve di San Pancrazio 

Via Franguelline, 9 - S. Pancrazio di Russi

Antica Pieve risalente alla fine dell' VIII secolo. Secondo la tradizione venne fatta edificare da Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio, nell'anno 437 d.C. L'attuale assetto della pieve è frutto dei radicali interventi di restauro condotti tra il 1945 e il 1946.

L'interno è a tre navate con sette archi per parte, retti da pilastri rostrati. L'abside elevata presenta cinque finestre. Il campanile è stato ricostruito nel 1950 sullo stile "protoromanico".


Pieve di San Pietro in Trento 

Via Taverna, 92 - S. Pietro in Trentula di Ravenna

Il toponimo “in Trento, in Trentula” o il più arcaico “in Trigintula” indica l’ubicazione della pieve al trentesimo miglio della centuriazione romana con cui si procedette alla divisione fondiaria delle terre. La prima memoria del monumento è in documento dell’anno 977.

Caratteristica inconsueta della costruzione è la curiosa pianta asimmetrica a quadrangolo scaleno, con l’angolo tra la facciata e il muro di sinistra retto e tutti gli altri irregolari: non ci sono infatti muri paralleli. L’aspetto odierno è il frutto del restauro post bellico che ha riportato l’edificio ad un aspetto ritenuto originario.

Nella zona dell’abside si innalza un presbiterio, dovuto all’aggiunta di una cripta detta “ad oratorio” con volte a crociera di archi sorretti da pilastrini marmorei di recupero.

Giorni di apertura: tutti i giorni 10.00-12.00 / 14.00-18.00  Giovedì: Chiuso 


Pieve di Longana - S. Apollinare in Lungana o in Ronco

Via San Vitale - Russi

La leggenda la vuole così intitolata da nome del primo vescovo di Ravenna il quale, secondo la tradizione, in questo luogo avrebbe vissuto gli ultimi anni della sua vita. La chiesetta è di impianto medioevale, probabilmente da attribuire ai primi anni dell’XI secolo ma ha subito diversi rimaneggiamenti a partire dal XVI secolo.

Giorni di apertura: tutti i giorni 10.00-12.00 / 14.00-18.00  Giovedì: Chiuso 


Pieve di Campiano

Via Trava - S. Cassiano in Decimo Ravenna

Sorge lungo la via Petrosa, che assieme alle vie Erbosa e Pasna, nel medioevo metteva in comunicazione il Dismano con la via Emilia, nel centro abitato di Campiano; il toponimo “in decimo” stava ad indicare la distanza in miglia dall’inizio della strada.

La chiesetta si discosta nella sua strutturazione dal modello ricorrente nell’agro ravennate e presenta, inglobato nell’angolo sinistro della fabbrica, un campanile quadrangolare alleggerito da sei ordini di polifore, che viene tradizionalmente denominato “la Bartolla”, perchè su una delle sue pareti è murata una statuetta frammentaria creduta femminile, ma che in realtà raffigura una divinità pagana maschile, probabilmente il dio Apollo. Relativamente al campanile, si deve registrare l’interessante impiego di una forma ornamentale tipica degli edifici di culto dell’area toscana, ma assai rara in territorio padano: l’inserzione nei muri di ceramiche policrome definite “bacini”, in questo caso di fabbricazione bizantina (sec.XII).

Non è nota la cronologia dell’edificio: la più antica testimonianza della pieve risale all’anno 896 ma l’aspetto odierno della struttura presenta forti rimaneggiamenti, in particolare risalenti al XII secolo.

 

Pieve di Santo Stefano in Corleto

Via Corleto - Faenza

La Pieve di Corleto sorse intorno al settimo secolo d.C. ed è dedicata al primo Martire della Chiesa, Santo Stefano. Alcuni storici, riguardo l'antichità delle Pievi, sostengono che le prime ad essere costruite fossero per l'appunto dedicate a questo Santo, ma non è dimostrato. Il territorio ricadente sotto la Pieve di Corleto si trova ad est della città di Faenza, e in origine si estendeva dai piedi delle prime colline sino alla zona di Prada, e dal Fiume Lamone al Rio Còsina. Da Prada fino a Ravenna, il terreno allora era paludoso e ancora da bonificare. La Pieve invece sorse in una zona già bonificata dai Romani, come dimostrano le ampie tracce di centuriazione, ossia la tipica rete stradale a maglie quadrate, di cui via Corleto era una delle arterie  principali.

Il nome della località deriva probabilmente dalla presenza di boschetti di avellani (noccioli), il cui nome in latino è Coryletus. Altri scrittori più poetici, dicono che il nome Corleto derivi da una traduzione dal latino Cuor Lieto, per la pace che il luogo pieno di vegetazione trasmetteva all'animo. Documenti medioevali originali riportano però la denominazione Coloritula.

La principale strada romana della zona divenne nel Medioevo anche un canale di scolo, detto Via Cupa, vista la sua forte concavità che serviva, in tempo di pioggia, a raccogliere le acque, mentre normalmente era carrabile. Con il tempo, l’alveo del canale fu separato dalla strada, che ha preso il nome di via Corleto, ma ancora la costeggia per diversi chilometri. Mille anni fa, la Via Cupa terminava nella palude nei pressi di Prada, poi nei secoli a seguire, continuando la bonifica dei terreni, il suo corso fu prolungato fino al mare nei pressi di Porto Corsini.

Via Corleto era a quel tempo un importante collegamento tra Ravenna e Roma. Infatti da Corleto, passando per Villagrappa e Castrocaro, si oltrepassava l'Appennino al passo del Muraglione, si scendeva ad Arezzo e si proseguiva per Roma. In alternativa, si poteva raggiungere Fano e oltrepassare l'Appennino tramite il Passo del Furlo.

La chiesa di Pieve Corleto era una basilica di tipo ravennate a tre navate, divise da pilastri a T, e illuminata tramite finestrelle ad arco poste nella parte alta della navata centrale; l’abside era semicircolare e rivolta verso est, secondo la consuetudine dei primi secoli del Cristianesimo.

Intorno al 1500, l’orientamento della chiesa fu invertito, portando l’ingresso verso via Corleto e demolendo l’antica abside. La navata destra fu separata dalla chiesa e trasformata in canonica e abitazione dell’Arciprete. In seguito a questa radicale ristrutturazione, la cripta fu chiusa al culto. Murati gli accessi dalle navate laterali, fu aperto nella parete di fondo un ingresso dalla canonica, e la cripta fu adibita a cantina, essendo un luogo seminterrato e fresco.

Giorni di apertura:Durante la Sagra di Primavera in corrispondenza della festività del 25 Aprile.

Durante l’apertura del Presepe da Natale a fine Gennaio (a seconda degli anni).

Su prenotazione: Edoardo 340 6534083 - Samuele 338 6382729 pievecorleto@gmail.com Pagina Fb: Presepe in Cripta Pieve Corleto


Pieve di San Zaccaria - S. Bartolomeo ad Decimum (Ravenna)

Pieve di Pisignano - S. Stefano in Pisignano (Cervia)

Chiesa della Madonna del Pino (Cervia)