Albana, l’oro della Romagna

Albana, l’oro della Romagna

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Primo vino bianco a ottenere la Docg in Italia nel 1987, l’Albana di Romagna – oggi Romagna Albana Docg – è la regina dell’enologia del territorio. E l’oro dei re, d’altra parte, è il colore che distingue in piena maturazione e nel calice questo vino dal carattere forte e dal sorso mai banale, capace di raggiungere vette altissime sia nella versione secca sia in quella passita con alcuni interpreti che hanno contribuito a far conoscere l’eccellenza di questo tesoro in bottiglia. Tra questi c’è sicuramente l’azienda agricola Stefano Ferrucci, che si è vista attribuire al suo Passito di Albana “Domus Aurea” 2017 uno dei 22 Tastevin 2020 assegnati dall’Associazione italiana sommelier ai migliori vini dello Stivale. Per capire come nasce un vino d’eccellenza abbiamo intervistato Ilaria e Serena Ferrucci, che oggi in località Serra di Castel Bolognese continuano il grande lavoro di innovazione e tutela del territorio nel nome della qualità voluto dal padre Stefano.

Quando nasce la vostra azienda?
Dal 1932 l’azienda agricola è di proprietà della nostra famiglia. All’epoca nostro nonno aveva dato un’impronta più zootecnica all’intera attività: pur avendo la vigna, la maggior parte delle coltivazioni era composta da alberi da frutto. Negli anni Settanta mio padre attuò una piccola rivoluzione che cambiò molto il modo di intendere il vino e di lavorare.

Stefano Ferrucci è un grande nome della Romagna del vino, come iniziò la sua avventura?
Nostro padre di partenza non aveva una formazione vitivinicola. Mentre stava ultimando gli studi per diventare ingegnere, andò a fare il militare in Friuli e lì gli si aprì davanti un universo enologico e agronomico incredibile. Tornò a casa e guardando nostro nonno gli disse: “Proviamo anche noi!”

Cambiare concezioni e scelte di lavoro in un’azienda storica non è mai semplice…
E’ vero e va considerato il fatto che allora la Romagna del vino era molto diversa da come ci appare oggi, non c’erano di certo i livelli di conoscenza, professionalità e tecnologia a cui oggi siamo arrivati. Tra una litigata e l’altra, tuttavia, nostro padre riuscì a farsi dare un po’ di spazio e a ottenere la possibilità di cambiare rotta. In questo modo fu uno dei precursori di un grande cambiamento di cui ancora oggi possiamo godere i frutti.

Come furono accolte le novità che introdusse nella coltivazione della vite e nella produzione del vino? All’epoca diradare i grappoli non voleva dire per la maggior parte delle persone buttare via del cibo?
Esattamente, non si sapeva che era una delle pratiche necessarie per dar vita a vini di qualità. Una persona che allora lavorava nella nostra azienda ci ha sempre raccontato che gli operai eseguivano questi nuovi compiti di cui venivano incaricati di notte, perché altrimenti il giorno dopo al bar del paese li avrebbero presi in giro.

Dal 2006 avete ereditato il timone dell’azienda, quali sono i vostri punti fermi?
Portiamo avanti un progetto di territorio ancor prima che di famiglia e di azienda. Coltiviamo Sangiovese, Trebbiano e Albana, le uve più significative della Romagna.

Il vostro passito di Albana è diventato un riferimento assoluto per la tipologia: cos’ha di particolare l’Albana di Serra?
E’ un clone selezionato negli anni Sessanta, ha caratteristiche agronomiche di grande vigoria, tipica dell’Albana, e un grappolo molto lungo che arriva fino a 40-50 centimetri. Il grappolo è spargolo, particolarità fondamentale per un buon appassimento, e il raspo inizia a colorarsi di rosso a inizio luglio. Possiamo contare poi su terreni ricchi di calcare e argilla: se il primo elemento conferisce note di sapidità ai vini, il secondo preserva le uve dalle annate particolarmente siccitose.

Come nasce il Domus Aurea?
Tutto parte da una vigna di Albana del 1960. E’ una vigna maritata, sorretta cioè da aceri – ogni due piante c’è un albero – con una pergola romagnola molto ampia: tra un filare e l’altro ci sono cinque metri e tra le varie piante tre-quattro. Le piante sono ancora quelle originali, pertanto la produzione è molto equilibrata e non servono diradamenti e interventi agronomici. La vendemmia viene svolta in tre-quattro passaggi per raccogliere i grappoli alla giusta maturazione. Poi le uve vengono appesi su telai dotati di ruote, i carri restano all’aperto nelle giornate di sole e dentro la cantina durante la notte fino al raggiungimento dell’appassimento desiderato. Pressatura, chiarifica, travaso e fermentazione sono i passaggi prima dell’affinamento in vasca e in bottiglia. Dal 2007 abbiamo eliminato il legno per esaltare al massimo la freschezza e il frutto dell’Albana.

A tavola con cosa la abbiniamo?
Formaggi erborinati e stagionati, biscotteria secca e cheese-cake alla frutta.