Il principe austero della viticoltura romagnola: il Bursôn

Il principe austero della viticoltura romagnola: il Bursôn

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Grande potenza, un animo indomito e un’eleganza che si rivela nel tempo: il Bursôn è tra i vini più interessanti della pianura ravennate. La sua storia è relativamente recente, ma per comprenderne pienamente le caratteristiche dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, atterrando nella zona fra i fiumi Senio e Lamone, dove per secoli si è coltivata la vite e si è trasportato il vino attraverso i canali che mettevano in comunicazione Bagnacavallo con i paesi vicini. Con le opere di arginatura e bonifica dei due fiumi realizzate verso il 1200 aumentarono i terreni asciutti e il numero delle viti allevate in filari e sostenute da alberi. In questo contesto di “alberate romagnole”, assai estese fino alla comparsa dei primi vigneti specializzati negli anni ’60, molto probabilmente si diffuse l’Uva Longanesi. Questa uva per le sue caratteristiche di rusticità e resistenza ai marciumi veniva piantata nei “roccoli”, aree boscate al limite dei fondi rustici dove veniva fatta la caccia dal capanno agli uccelli di passo.

La presenza di uva matura sulla pianta fino a tutto novembre serviva infatti da richiamo per gli uccelli. Ed è proprio abbarbicata a una quercia del roccolo che, intorno agli anni Venni, il signor Aldo Longanesi, prendendo possesso di un fondo in via Boncellino a Bagnacavallo, trovò una vite dalle caratteristiche produttive e qualitative di un certo interesse. Negli anni Sessanta la famiglia Longanesi costituì un primo vigneto. I risultati ottenuti con questa varietà, specie se confrontata con la più diffusa Fortana, spinsero altri agricoltori a chiedere le marze per allestire nuovi vigneti dando poi l’input alla produzione da parte dei vivaisti di barbatelle innestate, sempre partendo dalla pianta capostipite. Avvicinandoci ai giorni nostri la fortuna del vitigno inizia negli anni Novanta, quando l’Uva di Bursôn (dal patronimico dialettale della famiglia Longanesi) viene iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite e il consorzio “Il Bagnacavallo” presenta al pubblico il primo Bursôn, un vino rosso affinato in legno. Da allora la qualità di questo vino è cresciuta fortemente. Oggi quest’uva è coltivata soprattutto nei Comuni di Bagnacavallo, Russi, Lugo e Fusignano e il consorzio riconosce due tipologie di vini: l’Etichetta blu e l’Etichetta nera (riserva).

Il vino prodotto ha profumi di viola, more, prugne e liquirizia. L’affinamento in botte esalta gli aromi di spezie e vaniglia. Al palato è pieno, sapido, con una certa ruvidità che si ingentilisce nel tempo. “Oggi il Bursôn è un vino in buona salute – afferma Daniele Longanesi – che viene apprezzato soprattutto nel centro-nord Italia e in maniera ancora più forte all’estero, dove finisce circa il 60% della produzione tra Europa, Cina e Giappone. Tante persone, soprattutto in estate, visitano il nostro territorio per scoprire la storia e le interpretazioni di questo vino affascinante, anche in queste prime settimane di ripartenza riscontriamo un certo interesse e le cantine sono pronte ad accogliere i visitatori”. Quali sono i piatti ideali da abbinare al Bursôn? “Per la sua struttura importante e il lungo affinamento – spiega Loris Tellarini della cantina biologica Celti Centurioni – occorrono piatti importanti: tagliatelle al cinghiale, cacciagione, stracotti e brasati. Il piatto più apprezzato è lo stracotto al Bursôn, che richiede diverse ore di preparazione a fuoco lento. Chi arriva da altre regioni si stupisce spesso di trovare un vino così importante in Romagna e si innamora facilmente. Un suggerimento per l’estate? Scoprirlo nella versione passito in una serata fresca in dolce compagnia insieme a stuzzichini, biscotteria secca e la voglia di trascorrere qualche ora felici”.

Lungo la Strada della Romagna le aziende agricole che producono Bursôn sono Celti Centurioni e Longanesi (Bagnacavallo), Randi (Fusignano), Poderi Morini (Faenza).